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Un angolo per te

Un angolo per te (8)

Sabato, 07 Novembre 2015 06:08

Il miracolo della condivisione delle castagne

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Le aveva promesse ma erano solo una manciata... "Condividiamo quella... Basterà per tutti."

Immaginiamo i corretti discorsi dei collaboratori, dei primi animatori, adulti, precisi, legati a una quotidianità del lavoro, dei sacrifici, immersi in un’economia incapace di andare al di là di quel che si può vedere. L’unica cosa da fare è mandare presto via tutti. Ognuno avrebbe potuto mangiare a casa propria. E non sarebbe stata colpa di nessuno se qualcuno fosse rimasto senza castagne.
Ancora una volta le parole del Padre, Maestro, Amico dei giovani, spiegano come spesso si è distratti dall’intenzione di risolvere una mancanza enorme con le misure dell’aritmetica. Alla povertà, alla disparità della divisione reale delle risorse si risponde soltanto con il miracolo della condivisione. È la condivisione che moltiplica quelle castagne, come moltiplicò quei cinque pani e quei due pesci; quando qualcuno che ha per sé pensa sinceramente che questo non sia sufficiente alla felicità e mette il suo a disposizione degli altri.
Se ognuno si aprisse a questo richiamo, se ognuno mettesse del suo non temendo di restare senza, la quadratura del cerchio non avrebbe bisogno di algoritmi esatti.

Il fanciullo anonimo del Vangelo che porta quei pesci e quei pani, come tutti i giovani che urlano e giocano impedendo al povero Buzzetti di frenare don Bosco, sono i rappresentanti di una nuova generazione che smaschera senza pietà la logica del profitto e dei numeri, dove le persone non hanno nomi né volti, ma esigenze e bisogni che solo il mercato può soddisfare. Sono quei giovani che dettano le leggi di una nuova economia facendo corrispondere la divisione alla moltiplicazione, sostenendo che quello che all’apparenza può sembrare poco, se condiviso, basta per tutti.

Mercoledì, 14 Gennaio 2015 07:20

Ci impegniamo noi

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Oggi, 14 gennaio, di fornte alle tragedie di Parigi, della Siria, della Nigeria, nel buongiorno, abbiamo recitato la preghiera di don Primo Mazzolari, perché la scuola è il luogo dell'impegno.

Ci impegniamo noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né chi sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.

Ci impegniamo
senza pretendere che altri s'impegnino,
con noi o per suo conto,
come noi o in altro modo.

Ci impegniamo
senza giudicare chi non s'impegna,
senza accusare chi non s'impegna,
senza condannare chi non s'impegna,
senza disimpegnarci perché altri non s'impegna.

Ci impegniamo
perché non potremmo non impegnarci.
C'è qualcuno o qualche cosa in noi,
un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia,
più forte di noi stessi.

Ci impegniamo per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita,
una ragione che non sia una delle tante ragioni
che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.
Si vive una volta sola
e non vogliamo essere "giocati"
in nome di nessun piccolo interesse.

Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa la donna o l'uomo
se presentati come sesso soltanto,
non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.

Ci interessa perderci
per qualche cosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.

Ci impegniamo
a portare un destino eterno nel tempo,
a sentirci responsabili di tutto e di tutti,
ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,
verso l'amore.

Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura, ma per amarlo;
per amare
anche quello che non possiamo accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all'amore,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore
c'è insieme a una grande sete d'amore,
il volto e il cuore dell'amore.

Ci impegniamo
perché noi crediamo all'amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perpetuamente. 
Giovedì, 13 Novembre 2014 15:08

Lettera di Lincoln al maestro del figlio

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“Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà fede, amore e coraggio. 

Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso…

Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta.

Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti…
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri…

Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…

Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.

Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.

Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.

Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo mio figlio”.
Giovedì, 12 Giugno 2014 20:49

Congedo del viaggiatore cerimonioso

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Amici, credo che sia

meglio per me cominciare

a tirar giù la valigia.

anche se non so bene l’ora

d’arrivo, e neppure

conosca quali stazioni

precedano la mia,

sicuri segni mi dicono,

da quanto m’è giunto all’orecchio

di questi luoghi, ch’io

vi dovrò presto lasciare.

 

Vogliatemi perdonare

quel po’ di disturbo che reco.

Con voi sono stato lieto

dalla partenza, e molto

vi sono grato, credetemi,

per l’ottima compagnia.

 

Ancora vorrei conversare

a lungo con voi. Ma sia.

Il luogo del trasferimento

lo ignoro. Sento

però che vi dovrò ricordare

spesso, nella nuova sede,

mentre il mio occhio già vede

dal finestrino, oltre il fumo

umido del nebbione

che ci avvolge, rosso

il disco della mia stazione.

 

Chiedo congedo a voi

senza potervi nascondere,

lieve, una costernazione.

Era così bello parlare

insieme, seduti di fronte:

così bello confondere

i volti (fumare,

scambiandoci le sigarette),

e tutto quel raccontare

di noi (quell’inventare

facile, nel dire agli altri),

fino a poter confessare

quanto, anche messi alle strette,

mai avremmo osato un istante

(per sbaglio) confidare.

 

(Scusate. È una valigia pesante

anche se non contiene gran che:

tanto ch’io mi domando perché

l’ho recata, e quale

aiuto mi potrà dare

poi, quando l’avrò con me.

Ma pur la debbo portare,

non fosse che per seguire l’uso.

Lasciatemi, vi prego, passare.

Ecco. Ora ch’essa è

nel corridoio, mi sento

più sciolto. Vogliate scusare).

 

Dicevo, che era bello stare

insieme. Chiacchierare.

Abbiamo avuto qualche

diverbio, è naturale.

Ci siamo – ed è normale

anche questo – odiati

su più d’un punto, e frenati

soltanto per cortesia.

Ma, cos’importa. Sia

come sia, torno

a dirvi, e di cuore, grazie

per l’ottima compagnia.

 

Congedo a lei, dottore,

e alla sua faconda dottrina.

Congedo a te, ragazzina

smilza, e al tuo lieve afrore

di ricreatorio e di prato

sul volto, la cui tinta

mite è sì lieve spinta.

Congedo, o militare

(o marinaio! In terra

come in cielo ed in mare)

alla pace e alla guerra.

Ed anche a lei, sacerdote,

congedo, che m’ha chiesto s’io

(scherzava!) ho avuto in dote

di credere al vero Dio.

 

Congedo alla sapienza

e congedo all’amore.

Congedo anche alla religione.

Ormai sono a destinazione.

 

Ora che più forte sento

stridere il freno, vi lascio

davvero, amici. Addio.

Di questo, sono certo: io

son giunto alla disperazione,

calma, senza sgomenti.

 

Scendo. Buon proseguimento.

 

Giorgio Caproni

Giovedì, 12 Giugno 2014 20:26

Lettera ad una professoressa

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Dopo gli scrutini, dopo le interminabili riunioni, tutti i docenti del PIO XI, si sono seduti in cerchio e hanno letto insieme un passo del libro allegato "lettera ad una professoressa". Si sono chiesti quali siano oggi le povertà a cui come professori devono rispondere, si sono interrogati sulle risorse che gli stessi giovani offrono ogni giorno... e hanno pensato una scuola differente.

Martedì, 28 Gennaio 2014 13:53

Chiedo scusa...

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Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
Che il più bel canto non vende, regala.

Gianni Rodari

Martedì, 14 Gennaio 2014 11:29

Ciaula scopre la luna

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Nel mese dedicato a don Bosco pubblichiamo l'ultimo passo della novella "ciaula scopre la luna"

"Curvo, quasi toccando con la fronte lo scalino che gli stava di sopra, e su la cui lubricità la lumierina vacillante rifletteva appena un fioco lume sanguigno, egli veniva su, su, su, dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione. E non vedeva ancora la buca, che lassù lassù si apriva come un occhio chiaro, d’una deliziosa chiarità d’argento.

Venerdì, 20 Dicembre 2013 11:44

Nostalgia (G. Ungaretti)

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Quando la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa
Su Parigi s'addensa
un oscuro colore
di pianto
In un canto
di ponte
contemplo l'illimitato silenzio
di una ragazza
tenue
Le nostre
Malattie
si fondono
E come portati via
si rimane

Segreteria

La segreteria della Scuola (Classico, Scientifico e Scuola media) è aperta
dal lunedì al sabato:
9:00 - 10:30
dal lunedì al venerdì:
12:00 - 13:30
email: segreteria@pioundicesimo.it
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Iscrizioni

Le iscrizioni nella scuola di Don Bosco di
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perché la scuola di Don Bosco è una scuola aperta a tutti.
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intestato a Istituto Salesiano Pio XI - c/o Popolare di Sondrio §
Iban   IT40 X056 9603 2060 0000 6900 X27

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